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Il talento di Andrea Tornaghi

Il talento di Andrea Tornaghi

Il settore dell’architettura vive una fase di evoluzione permanente: nello specifico, si tratta di uno scenario in cui emergono sempre nuove esigenze di tipo abitativo civile (per i privati) e di tipo business (per le superfici retail, per le sedi aziendali e per location di eventi), uno scenario complesso che vede impegnati diversi professionisti nel realizzare progetti ad hoc per l’organizzazione ottimale e funzionale degli spazi. Ne parliamo con l’architetto Andrea Tornaghi, monzese, classe 1967, professionista con un significativo background maturato sia in Italia che all’estero negli ambiti edilizia, ristrutturazioni, interior design, retail and hospitality design, certificazioni energetiche e industrial design.

 
Dottor Andrea Tornaghi, oggi, cosa significa essere architetto?
 
“Essere architetto è un privilegio che porta con sé molte responsabilità. Significa poter inventare ogni giorno spazi e oggetti nuovi, ma, soprattutto, confrontarsi con chi dovrà fruire ciò che noi, per suo conto, progettiamo. Il “Design”, non solo industrial, deve rispettare sia forma che funzione, troppo spesso, quest’ultima, dimenticata. Significa anche, sempre di più, attenzione ai nuovi materiali e tecnologie: solo pochi anni fa, nessuno sapeva cosa fosse un “cappotto” e, ora, costruiamo case con consumi energetici estremamente ridotti e sempre più orientate verso l’autosufficienza energetica”
 
Che ruolo svolge l’architettura nell’ambito della società contemporanea?
 
“Davvero una bella domanda. L’architettura è portatrice di una forza dirompente, è una delle ultime discipline umanistiche in grado di cambiare il nostro modo di vivere e il nostro territorio. Nel corso dei secoli, ha prestato la sua arte sia per luoghi di culto che per fortificazioni ed edifici monumentali e celebrativi. Oggigiorno, perlomeno in Italia, sembra un po’ svilita quasi fosse inutile. I nuovi monumenti sono diventati i centri commerciali e le amministrazioni non si prodigano di certo per creare veri luoghi di aggregazione e concreti spazi pubblici. Sono stato di recente a Barcellona ed è stata una boccata d’aria: la città vive e ogni edificio pubblico è pensato per la collettività anche negli spazi accessori. Quanto ai centri commerciali di cui sopra, è stato appena inaugurato in Piazza di Spagna quello realizzato dalla mano di Foster al posto della Plaza de Toros o, meglio, dentro di essa: un esempio di come sia possibile integrare una funzione nuova e moderna nel mezzo della storia della città”
 
In base alla sua pluriennale esperienza, come nasce un progetto architettonico e quali sono le sue principali linee guida?
 
“La partenza sono le necessità del cliente e i suoi desideri che trovano espressione e guida nel nostro intervento. Sia che si tratti di un’abitazione, di uno spazio retail o di un albergo, muovo dai volumi, dal generale scendendo, poi, via via fino al minuto particolare. Ci sono però idee che permeano di sé il progetto fin dall’inizio, quali i materiali che si intendono usare o il tipo di percezione che si desidera avere dei volumi”
 
A suo avviso, quale deve essere il risultato finale di un progetto architettonico?
 
“Il benessere. Come dicevo prima, l’architettura influenza la nostra vita e lo fa spesso fisicamente. Le faccio un esempio: a Milano, in Via Montenapoleone, c’era un negozio di Versace estremamente decorato, in stile neoclassico del quale molti sono stati detrattori. Gli spazi erano però molto ben progettati e soprattutto vi erano armonia e proporzione: dentro quel negozio si stava molto rilassati, a proprio agio. L’obiettivo era stato raggiunto completamente. Per contro, vi sono edifici che ci fanno stare male: a Basilea, vi è lo Schaulager, edificio progettato come magazzino di opere d’arte, aperto per alcuni mesi l’anno come museo. L’edificio è interessante, senza dubbio un ottimo magazzino, ma, per il visitatore, risulta stressante e claustrofobico: durante la visita, sono stato colto da nausea crescente, scomparsa una volta uscito all’aperto”
 
Sul versante dell’impatto visivo, che cosa deve comunicare ai propri fruitori la realizzazione finale di un progetto architettonico ottimale?
 
“Non credo ci possa essere una risposta univoca a questa domanda. Ognuno di noi ha una propria sensibilità estetica, a volte, molto sviluppata e, altre volte, pochissimo sviluppata. Inoltre, differenti sono le richieste in partenza. In linea generale, dovrei rispondere “appagamento” per il risultato raggiunto: qualcosa che rispecchi e, se possibile, superi le aspettative del cliente. Si tratta di fattori quali la freschezza per un negozio, l’autorevolezza per uno studio legale, la magnificenza per uno spazio celebrativo…”
 
Lei è anche designer di interni, in particolare, per il settore furniture. Quale deve essere il valore aggiunto di un prodotto di design?
 
“La comodità, la semplicità e la logica di fruizione. Un qualsiasi prodotto viene prima disegnato e il riconoscimento del creatore è storia recente. C’è stata una corsa all’oggetto di “design” inteso come accattivante, strano, esteticamente riuscito: in questo ambito, Alessi ha fatto storia. Questo ha, però, portato all’esasperazione e alla riduzione, spesso, del design a una valenza puramente estetica, mentre è vero il contrario: la parte tecnica ha un’enorme importanza. Quindi, il valore aggiunto, ciò che rende un prodotto di design degno di tale nome è il perfetto amalgama tra forma e funzione, quasi diventassero una cosa sola”
 
In assoluto, qual è il progetto al quale lei sente di essere maggiormente legato?
 
“In realtà più di uno, ma forse l’ultimo, che mi sta dando molte soddisfazioni. Una ristrutturazione di un edificio industriale trasformato in residenza dove la sintonia con la committenza è stata totale e in cui abbiamo potuto utilizzare materiali naturali come il sughero e la lana e ci siamo confrontati con spazi forse rigidi ma ampi: con una serie di aperture, abbiamo realizzato dei cannocchiali per cui da ogni locale si leggono due, tre piani in profondità e si percepisce come un costante fluire di un locale dentro un altro, fino al giardino”
 
 
 
Info:
 
tornaghi@vf10.it
http://it.linkedin.com/pub/andrea-tornaghi/27/363/956

luglio 20, 2011 Pubblicato da | blog | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il talento di Anna Maria Mazzini

 

Anna Maria Mazzini - Infojobs.it

Intervista ad Anna Maria Mazzini – marketing manager Infojobs.it

Ci racconti brevemente in cosa consiste la tua attività?

Come marketing manager sono responsabile di tutte le strategie studiate per portare traffico e iscritti al sito (sia lato candidati, sia aziende) in stretta relazione con la forza vendita. Le attività di cui mi occupo vanno dalle campagne di comunicazione online alle PR, l’ufficio stampa, gli eventi sia b2c che b2b e le partnership strategiche per assicurare la crescita del brand.

Quali sono le sfide maggiori che affronti come manager/donna?

Come manager è sicuramente impegnativo conciliare vita privata e vita lavorativa, trovando un equilibrio che mi consenta di dedicarmi al lavoro come necessario e come mi piace, ma anche di occuparmi di me stessa e delle mie altre passioni. La nostra realtà, poi, è un caso particolare in quanto il management team è composto principalmente da donne: è particolare per un’azienda che vive di tecnologia. Sicuramente quando ci confrontiamo con interlocutori esterni è una sfida costante dover sempre dimostrare la propria capacità e conoscenza del mercato “anche se” siamo donne.

Quali strumenti utilizzi per essere sempre aggiornata?

Sicuramente Internet e gli RSS feed sia per le notizie di attualità dal mondo, sia per informazioni più specifiche per il mio lavoro. E’ importante tenersi sempre aggiornati anche su trend di comunicazione esteri e quindi è necessario non limitarsi alle fonti di informazione italiane: blog e newsletter di marketing sono per me fondamentali.

Hai incontrato imprevisti lungo il tuo percorso professionale? Come sei riuscita a superarli?

Il momento che ricordo ancora come il più difficile è stato quello della partenza per New York. Ho vissuto quasi un anno a Manhattan, dove ero andara a studiare nel 2001. Sono partita il giorno successivo alla riapertura degli aeroporti in seguito agli attentati dell’11 Settembre e il corso in marketing che dovevo frequentare a novembre è stato rimandato a febbraio dell’anno successivo, allora ho cercato un’occupazione per mantenermi. Ero per la prima volta da sola all’estero. Sono riuscita a entrare al New York Post ed è stata una sfida imprevista che mi ha insegnato tantissimo sia dal punto di vista personale, sia professionale: ho imparato che non demordendo davvero mai si possono raggiungere ottimi risultati!

Tra i traguardi che hai realizzato finora, quale consideri il tuo successo più grande?

Il lancio del canale Green-Job, a luglio 2009. È un canale specifico dove le aziende possono pubblicare offerte di lavoro per posizioni green. Era il primo canale tematico di questo tipo in Italia; abbiamo lavorato molto a questo progetto e il lancio è stato una grande soddisfazione.

Quali sono i siti, le applicazioni online, i device che usi maggiormente e che vorresti consigliare alle Girl Geek?

Vivo ormai perennemente incollata al mio BlackBerry. E’ fantastico sia per tutto ciò che concerne il lavoro, soprattutto per l’accesso alla posta in mobilità 24/7, sia per cercare informazioni su Internet quando sono fuori con le amiche; lo uso molto per tenermi informata su quello che accade e, soprattutto, per arrivare in tutte le vie sconosciute di Milano con le mappe.

Quali passioni riesci a coltivare nel tuo tempo libero?

Adoro l’equitazione, soprattutto il dressage; ho una cavalla tutta mia di 8 anni con cui spero di riuscire presto a uscire in gara. Ci stiamo preparando duramente con allenamenti quotidiani.

Amo poi tantissimo la scrapbooking, un hobby principalmente americano dove si creano album fotografici e di ritagli di carta, personalizzati a mano in ogni dettaglio.

dicembre 14, 2010 Pubblicato da | Uncategorized | , , | Lascia un commento

Il talento di Gianni Mura, lo stilista che sceglie i clienti

Gianni Mura, stilista

Riceviamo e volentieri pubblichiamo (*)

(*) Una storia professionale così unica nel suo genere non può che essere raccontata.

Con un percorso unico nel suo genere, Gianni Mura dà vita alle sue concettuali storie di moda e, dimostrando uno spirito di club, decide di avvalersi di maestri di alto livello. “Unire talenti è sempre stato il mio sogno nel cassetto”, spiega, “e ora anche gli agognati abiti di alto livello sartoriale sono una realtà. I pezzi costruiti sulla persona, massima espressione di stile, sono realizzabili in Via Montenapoleone 17, per raccontare un uomo che non rinuncia a essere se stesso”. E Gianni Mura precisa: “i miei clienti conoscono il sapiente gioco dei dettagli che si fonde in armonia con l’eccellenza della qualità. Il maestro Emilio Sasso, legato a una tradizione sartoriale molto forte, non è solo un sarto di grande scuola e di provata esperienza, ma è anche una persona che sa consigliare, valutare, creare. Gli spazi sono concepiti fedeli all’essenza della persona per metterla in condizione di procedere a un look come fosse nel salotto di casa propria”. Un su misura per tanti, dunque, quasi fossero affidabili anticipazioni delle prossime tendenze. “Ed è pensando a quelle modifiche che il cliente immagina quando vede un capo in vetrina”, afferma, “che ho deciso di disegnare i confini tra l’abito seriale e il capo sartoriale. Quello che ho realizzato in Via Montenapoleone è un laboratorio che racconta storie individuali”. Un percorso deciso insieme allo stilista Emilio Sasso, maestro e sostenitore convinto del capo su misura, il quale afferma a sua volta: “negli abiti di serie manca sempre qualcosa in cui potersi riconoscere totalmente. Il mio lavoro ha i canoni dell’unicum con un’attenzione alla diversità della richiesta. L’esigenza del cliente è importante almeno quanto l’intuizione di chi esegue”. Coerenza e inedita originalità, quindi, nel team di Gianni Mura. Il suo modo di fare marketing attraversa nuovi linguaggi e molti spunti di riflessione. Lo stilista procede con la chiara intenzione di mantenere una promessa fatta a se stesso. “Produrre il meglio, produrre Made in Italy” con una sola regola: “nei miei clienti non deve mai venir meno l’autostima”. Chiediamo a Gianni Mura come sono le sue giornate: “in versione mix”, risponde, “in ogni giornata c’è sempre qualcosa di bello, basta scremare e tenere ciò che ti piace”. Fa così anche con i clienti? “Non so…però”, ride, “saper scegliere le persone, specie di questi tempi, è un segreto e in un certo qual modo sì, scelgo anche i clienti (oltre ai collaboratori). È come creare una squadra, ma, all’incirca, senza scarto. C’è da premettere che il su misura è richiesto da bella gente. Evidentemente, ho saputo leggere tra le righe del mercato e sono felice del risultato finora ottenuto. Quando si è in linea con valori di buon gusto riesce facile anche il dialogo tra le persone”. E a proposito di ciò che questo progetto significa per lui, Gianni Mura spiega: “quando sono al lavoro sono come a casa mia o al bar con gli amici. Quale panchina più appagante?”. E alla domanda se crede nella fortuna, risponde: “senza un pò di fortuna è più difficile, ma sono convinto che noi poniamo le basi per tutto, anche per essere agevolati dalla fortuna”.

dicembre 14, 2010 Pubblicato da | Uncategorized | , , | Lascia un commento

Il talento di Dina Ravera

 

Dina Ravera - 3 Italia

Intervista a Dina Ravera – Direttore Generale di 3 Italia

Quali sono le responsabilità del Direttore Generale di 3 Italia?

Il mio lavoro consiste nell’organizzazione e nel coordinamento delle attività operative, ma per me la vera sfida è far emergere la parte migliore delle persone e valorizzare le loro idee, che è ciò che fa di un capo un buon capo.

Hai cominciato la tua carriera in consulenza. Come è stato il passaggio in azienda? Quale pensi sia il maggior pregio di ciascuna di queste due realtà?

La consulenza permette di interiorizzare un metodo di lavoro applicabile a tutte le realtà, a partire dalla gestione più efficiente del fattore tempo. L’azienda permette di misurarsi con la gestione del rapporto con le persone in un tempo prolungato, ti mette in contatto più intimamente con i valori dell’azienda, del marchio, della cultura dell’azienda stessa.

Nella tua scala delle priorità, quale posto occupa l’aggiornamento? Quali strumenti utilizzi per essere sempre informata?

Ogni mattina leggo la rassegna stampa. In ufficio ho una tv con digitale terrestre e satellite per seguire in qualsiasi momento i canali di news 24/24, ma consulto anche le news online.

Quali sono i tuoi punti di forza? E i tuoi margini di miglioramento?

La dedizione, la passione e la determinazione che metto nel lavoro e in tutto quello che faccio. Senza, non si arriva da nessuna parte. Per il resto non si finisce mai di imparare e ogni esperienza può essere fonte di miglioramento e arricchimento del proprio bagaglio professionale e umano.

Quali sono stati gli imprevisti principali incontrati durante il tuo percorso professionale? Come sei riuscita a superarli?

Ho avuto la fortuna di lavorare in 3 Italia, un’azienda che fa dell’innovazione continua il suo credo principale. La gestione dell’emergenza è nel suo DNA: siamo passati attraverso cambiamenti radicali del quadro competitivo, come quando sono cambiate le regole per l’assegnazione delle licenze, interventi pubblici di tipo dirigistico sulle tariffe, una mancata quotazione e la peggiore crisi economica dal dopoguerra. L’abbiamo fatto tutti assieme, con coesione e rapidità di reazione, che non vuol dire assenza di pensiero ma, al contrario, un surplus di pensiero per esaminare prima le opzioni possibili e poi essere veloci nell’esecuzione.

Tra i traguardi che hai realizzato finora, quale consideri il tuo successo più grande?

Aver contribuito alla crescita del mercato della telefonia in Italia, attraverso il lancio in anteprima mondiale dei servizi Umts e alla diffusione dei servizi in mobilità.

Quali sono i siti, le applicazioni online, i device che usi maggiormente e che vorresti consigliare alle Girl Geek?

Uso tantissimo le applicazioni in mobilità: ho un iPhone che utilizzo sia sul lavoro sia nel tempo libero. Guardo la posta, le news e le notizie finanziarie, navigo, consulto Google maps, le previsioni meteo, le informzioni turistiche, ascolto musica, guardo film e leggo libri.

Quali passioni riesci a coltivare nel tuo tempo libero?

Fuori dall’ufficio amo stare con mio marito e i miei figli, la famiglia è per me fondamentale. Adoro viaggiare, visitare nuovi posti e conoscere nuove realtà e persone. Leggo molto e mi occupo delle mie piante: curo personalmente il verde del mio giardino.

Che consiglio daresti alle Girl Geek che vogliano seguire una carriera come la tua?

In un settore come quello delle tlc le donne manager sono una rarità, ma non per questo ci si dare per vinte. In generale, se ci sono le competenze, lo spirito di sacrificio e tanta buona volontà, nessun obiettivo è precluso. Poi, come in tutte le cose della vita, ci vuole anche un po’ di fortuna.

dicembre 14, 2010 Pubblicato da | Uncategorized | , , | Lascia un commento

Il talento di Denise Ciccardi

 

Denise Ciccardi - SoSushi

Intervista a Denise Ciccardi, Responsabile comunicazione e marketing SoSushi

Dottoressa Ciccardi, proviamo a ripercorrere le tappe fin qui più importanti della storia di SoSushi.
“La nostra è certamente un’azienda giovane, basti pensare che il primo concept store è stato aperto nel 2006 a Bologna. Nonostante sia passato poco tempo dal nostro esordio sul mercato, abbiamo subito registrato un’espansione molto forte. Anche oggi, nonostante il periodo critico per l’economia nel suo complesso, il nostro sviluppo prosegue e gli studi ci confermano che le persone tendono a limitare alcuni consumi, ma non quello che è il break o il mangiare fuori casa. Rispetto a questa esigenza, il sushi si sta dimostrando una risposta ottima e al passo con in tempi. SoSushi, anche se giovane, è attualmente la più grande catena di sushi in Italia. Possiamo contare su diversi punti vendita già attivi: due a Bologna, poi Padova, Rimini, Catania, Cosenza e Rho. Entro l’estate abbiamo in programma diverse aperture fra cui un altro SoSushi a Bologna all’interno di un locale di grande tendenza, a Cesenatico, Modica e Sassari.
In progetto ci sono invece le aperture di Taranto, Palermo e Riccione. A tutto ciò si aggiungono i due ‘corner’ di Milano e Cortina d’Ampezzo e l’attività stagionale che SoSushi sviluppa con grande successo in Sardegna, sulla spiaggia Ira a Porto Rotondo”.
Quali sono le possibili alternative per chi vuole entrare nel mondo di SoSushi, affiliandosi al vostro franchising?
“Anzitutto ci preme dire che, avendo molte richieste di affliazione, le nostre scelte sono sempre attente e ponderate, in primis perché ci piace seguire con molta cura i nostri affiliati. Le modalità per aprire un’attività SoSushi sono quattro:
- il SoSushi light rappresenta la formula più semplice e ‘leggera’ anche dal punto di vista degli investimenti. Si tratta di un format privo di cucina a vista, ideale per centri commerciali e attività stagionali. L’attenzione verso questa tipologia di affiliazione è comunque molto alta, così come la cura da parte della nostra azienda.
- Il SoSushi Lab è la modalità attualmente più sviluppata, composta da un laboratorio artigianale con cucina a vista e la presenza di uno chef. I servizi sviluppati sono quelli di self-service, take-away, catering e delivery.
SoSushi Restaurant rappresenta la formula franchising più completa e costosa, con lo sviluppo dell’attività a 360° sia dal lato del locale che dell’offerta. L’investimento cresce, così come il personale necessario all’attività. Attualmente i SoSushi Restaurant attivi sono due, uno a Cosenza e l’altro a Sassari.
- Il SoSushi and more… innovativa formula che grazie all’accostamento del sushi ad altri prodotti,  può rendere un locale tradizionale – come per esempio un’enoteca – in un’originale combinazione di sapori ricercata e fantasiosa. Ancora non esistono punti vendita con queste caratteristiche, anche se si tratta di una modalità molto accattivante che sta registrando un grande interesse”.
Uno degli aspetti più importanti del vostro franchising è sicuramente la grande cura dei particolari.
“Senz’altro. Si tratta di una delle chiavi del nostro successo, al pari di un’attenzione quasi maniacale per il design dei locali. A partire dal piccolo ristorante SoSushi, dedichiamo molto tempo ed energie alla progettazione di ogni dettaglio, così come alla ricerca dei materiali. La coerenza nell’immagine dei locali SoSushi è molto forte e si basa sul magenta, il colore scelto per il nostro brand.
La ricerca continua dei dettagli non si ferma però ai soli punti vendita, ma riguarda tutti gli ambiti di SoSushi come ad esempio i materiali per il take-away (bacchette, piatti…). La presenza alle fiere rappresenta per SoSushi la possibilità di studiare soluzioni sempre nuove sotto ogni punto di vista”.
Può anticiparci le prossime iniziative del franchising SoSushi?
“La ricerca di nuove soluzioni all’interno della proposta del food non si ferma: la voglia di evolverci e di offrire sempre qualcosa di nuovo al pubblico fa parte del nostro DNA. In questi giorni presenteremo il nuovo menù SoSushi, sviluppato con la consulenza dei nostri chef giapponesi e stampato su carta riciclata e con inchiostro ecologico. SoSushi dedica grande attenzione anche alla tutela dell’ambiente: per l’equinozio di primavera, ad esempio, abbiamo regalato semi di bonsai di ciliegio giapponese ai nostri clienti. L’iniziativa ci ha permesso di promuovere il nostro nuovo logo – SoGreen – che utilizzeremo in tutte le occasioni in cui ci sarà spazio per temi ambientali”.
La vostra intenzione è anche quella di ampliare ulteriormente il target-clienti di SoSushi.
“Certamente, vogliamo coinvolgere sempre di più le famiglie ed i bambini, oltre a chi mangia fuori a pranzo e in qualche modo rappresenta la nostra clientela abituale. Per questo stiamo dando vita a numerose iniziative, per raggiungere la famiglia nel suo complesso e avvicinarla alla cultura del sushi. In alcuni punti vendita abbiamo anche attivato una ‘scuola di sushi’ con quattro lezioni da tre ore ciascuna, tenute da esperti di questo affascinante settore. I corsi sono attivi a Bologna, Rimini e Padova ma presto arriveranno anche nelle altre città in cui il franchising SoSushi è presente”.

dicembre 14, 2010 Pubblicato da | Uncategorized | , , | Lascia un commento

Il talento di Gianni Mura, stilista verso il total look

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

È un mite pomeriggio di Settembre quello che ci accompagna fino a Via Montenapoleone, a Milano. Intorno, vetrine di firme prestigiose e un’atmosfera di raffinata eleganza. Qualche rampa di scale e siamo all’interno dell’accogliente atelier. L’incontro con Gianni Mura è cordialmente chiassoso, in sintonia con i colori delle sue cravatte. L’attenzione si sposta sui manichini che mostrano orgogliosi una strepitosa campionatura: camicie impreziosite dai vari passaggi a mano, cravatte di alta tessitura, superbi abiti sartoriali, accessori in cachemire unisex, raffinati gilet con dovizie di particolari e qualche sublime abito da sposa. Molte le varianti di tonalità e tipi di tessitura. Attraverso foto e disegni, vediamo il processo di fabbricazione di quanto esposto. Lavori inediti, concepiti con passione non solo da parte di Gianni Mura che, al riguardo di cravatte e camicie, programma e segue di persona tessitura e tipi di confezione, ma anche da parte del maestro Emilio Sasso, partner privilegiato di lavoro, che segue ogni singolo capo con cura puntigliosa di finiture e vestibilità. Abiti e gilet, oltre a straordinari abiti da sposa, sono solo la parte più visibile di un look in progress che Sasso realizza personalmente. Il risultato è notevole. L’eccellenza del Made in Italy garantita. Un progetto ambizioso e una location agognata da molti quella di stare nel quadrilatero della moda, facciamo notare a Gianni Mura. Che effetto le fa?: “Senza dubbio, un effetto effervescente“, precisa sorridente. “È un piacevole salto qualitativo, seppure nato per esigenza di spazio. Avere riscontri positivi in Via Torino mi ha indotto a non disperdere le richieste di più alto contenuto. L’impostazione di Via Montenapoleone 17 è adatta a soddisfare un tipo di esigenza più sofisticata. Per il resto, non mi sento nè un mago, nè un genio. Seguo solo il mio istinto e, a volte, ho fortuna. Tutto sta nel comunicare con le persone giuste“. Ci offre un fresco champagne e ci invita a sorseggiarlo in un ampio balcone fiorito. Mentre ammiriamo Via Montenapoleone dall’alto, ci confida che una coppa di champagne al giorno è l’unica droga che ama concedersi. “Sono uno a cui piace star bene, ma con lo stile che mi è congeniale“, afferma orgoglioso. Istrionico, capace di reinventarsi ogni giorno, Gianni Mura parla di passione per il suo lavoro e dice di non avere come obietivo il guadagno. “Semplicemente, spingo al massimo gli interessi del cliente e il ritorno è forte e gratificante. Uno scambio alla pari in un contesto giocoso di chi sa che  non sta acquistando un prodotto, ma coccolando la propria personalità“. Sembra quasi finto questo Gianni Mura con un’anima godereccia che ama gustare le prelibatezze della vita. E, invece, è un umano che si definisce pieno di passioni, con un debole per il bello e per gli accessori colorati, e giura di non essere neppure esibizionista. Poi, però, si corregge: “certo, se per esibizionismo si intende un carattere versatile e una cravatta colorata…“.

www.giannimura.it

novembre 28, 2010 Pubblicato da | Uncategorized | , | Lascia un commento

Il talento di Elena Motta, responsabile marketing di Directa S.I.M.

Elena Motta, laureata in Economia, lavora per Directa S.I.M. S.p.A. dal 1998 ricoprendo dapprima la qualifica di responsabile Help Desk e poi di responsabile Area Clienti e Marketing.
 

Lei è responsabile marketing di Directa e, in particolare, dal 1° marzo coordinatrice del progetto Universiadi del Trading lanciato da Directa. Una nuova iniziativa all’insegna della commistione tra didattica e pratica, formazione e mondo del lavoro. Com’è nata l’idea di questo progetto?
L’idea delle Universiadi del Trading si è materializzata durante uno scambio di opinioni tra il responsabile del nostro ufficio relazioni con le Banche e alcuni docenti della facoltà di economia di Ancona.
Qual è il suo scopo?
Nasce dal desiderio di consentire agli studenti, prevalentemente abituati a teoria e simulazioni, di entrare realmente in contatto con i mercati finanziari e con i meccanismi decisionali  di investimento.
Ci sono stati altri precursori o si tratta di un esperimento pilota nel suo campo?
I campionati di Trading, a partire dal noto Campionato Top Trader di borsa, sono  una realtà ormai consolidata, le Universiadi del trading, a quanto ci risulta, sono il primo campionato con denaro reale riservato agli universitari.
Qual è la filosofia Directa rispetto alla formazione degli operatori finanziari? Cosa rappresentano “Le Universiadi del Trading” all’interno dello stile formativo generale di Directa?
L’approccio di Directa è quello di fornire informazioni su mercati e strumenti finanziari e di offrire un modo pratico e poco costoso per avvicinarsi alla Borsa. In nessun modo riteniamo che la formazione debba dare consigli, tranne la prudenza, e debba incoraggiare ad operare. Questa iniziativa si inquadra bene nella nostra politica perché permette a dei giovani di prendere contatto con le realtà dei mercati finanziari in maniera effettiva, e consente a noi di entrare in contatto con il mondo accademico dell’area finanziaria.
Come è avvenuta l’organizzazione dei termini di svolgimento della competizione? Vi è stata una selezione dei partecipanti? In quanti si sono iscritti? L’iniziativa ha riscosso successo da parte di università, docenti, studenti e banche?
Il campionato è iniziato nel marzo 2010 e terminerà il 30 settembre 2010. La sua durata consente ai partecipanti di poter impostare strategie anche di più ampio respiro e si sposa con le scadenze dell’anno accademico. La formula proposta ha riscosso un discreto successo negli ambienti universitari, per cui continuiamo a ricevere iscrizioni. Attualmente le squadre iscritte sono 29, provenienti da tutte le aree del Paese. La selezione dei partecipanti delle varie squadre avviene direttamente nelle facoltà, a cura dei docenti.
Avete già avuto feedback dai partecipanti in merito?
Ogni quindici giorni pubblichiamo una “rivista” interamente dedicata alle Universiadi del Trading (tutti i numeri sono disponibili sul sito www.directaworld.it). La prima pagina è interamente dedicata ai feedback dei partecipanti: intervistiamo i docenti, colgo qui l’occasione per ringraziarli della grande disponibilità, intervistiamo gli studenti, cerchiamo di raccogliere opinioni, motivazioni e curiosità sulla partecipazione al campionato. Stiamo anche organizzando degli incontri presso le facoltà, dove intervengono dei nostri formatori, ed anche in quel frangente raccogliamo le esperienze dei partecipanti.
Qual è il premio del vincitore? Perché avete optato per questo tipo di ricompensa?

Il premio per la squadra vincitrice è una borsa di studio, ogni componente della squadra riceverà fino a 1.000 euro come contributo per l’iscrizione ad un corso di formazione. Le squadre competono con denaro reale messo a loro disposizione da Directa; nulla sarà dovuto in caso di perdita, mentre se si otterrà un utile questo rimarrà alla squadra. Questa scelta ci è parsa un modo simpatico – e formativo – di focalizzare l’attenzione sui risultati rimuovendo però il rischio perdita.

All’interno della competizione è prevista l’opportunità di 2 stage per ciascuna università partecipante. Le Universiadi del Trading sono state concepite anche per offrire l’opportunità a studenti meritevoli di entrare in contatto con prestigiose banche ed avere un possibile ingresso nel mondo del lavoro. Qual è stata la reazione delle banche a questa iniziativa?

A questo proposito devo ringraziare quegli istituti di credito con noi convenzionati  che hanno subito creduto nell’iniziativa e che senza il loro fondamentale contributo nell’offrire la possibilità di stage non avremmo potuto realizzare Le Universiadi del Trading così come sono state concepite, cioè una iniziativa che abbia anche lo scopo di mettere in contatto gli studenti con il mondo del lavoro.

Editrice Le Fonti inizierà ad aprile un master in trading online, e molte sono le iniziative formative rivolte a questo ambito della finanza. Quale pensa che sia il livello qualitativo della formazione nel trading online in Italia rispetto al resto d’Europa?

Per quanto possa stupire, ritengo che l’Italia sia il paese d’Europa in cui il Trading online, effettuato dai privati, raggiunge i livelli di maggior sofisticazione e diffusione. Questo è riconducibile, in primo luogo, ai bassi costi di transazione ma anche all’effetto generato dall’entusiasmo per la new economy negli anni 1999-2000. La formazione si sta adeguando alle richieste degli investitori e gli eventi sul tema  sono sempre più frequenti e di qualità.  È quindi un settore potenzialmente in crescita per i prossimi anni, specie in Italia e in Germania, mentre in altri stati europei il trading on line e la formazione ad esso collegata sono un fenomeno poco diffuso, poiché la tassazione sull’intermediato  – abolita in Francia solo poco tempo fa e ancora attiva in Inghilterra – non ne ha favorito lo sviluppo.

novembre 28, 2010 Pubblicato da | Uncategorized | , | Lascia un commento

Il talento di Valentina Leva

Valentina Leva è Responsabile Marketing e Comunicazione Enerpoint, sull’utilizzo di ConversionLab
Chi è Enerpoint? Da quanto tempo investite in Internet?

Enerpoint è una società specializzata nella realizzazione di impianti fotovoltaici chiavi in mano e nella distribuzione di pannelli fotovoltaici per operatori. Enerpoint è nata proprio nel 2001 quando il solare fotovoltaico stava muovendo i primi passi. Per affermarsi sul mercato come impresa innovativa ad alto contenuto tecnologico ha puntato da subito sul web. Sin dai primi anni ha investito infatti una parte sostanziosa del budget marketing per azioni di comunicazione sul web (in primis il sito internet), credendo nelle potenzialità di comunicazione e interazione che internet offre.

Qual è il tuo ruolo all’interno dell’azienda?

Io ricopro il ruolo di Responsabile Marketing e Comunicazione in Enerpoint dal 2004. Seguo tutte le attività di marketing tradizionali (eventi e fiere, pubblicità, contati con la stampa, promozioni, ecc.) e online (sito web, CRM, web marketing).

Quali sono gli obiettivi del sito aziendale?

Il sito aziendale ha un’importanza strategica per Enerpoint, perché rappresenta il punto di riferimento primario per tutti i nostri clienti (attuali e potenziali) interessati al fotovoltaico. Il principale obiettivo è offrire un punto di contatto 24 h al giorno con un approccio aperto ed interattivo, contribuendo a rafforzare il brand Enerpoint. La nostra cura e passione per il web sono testimoniati dalla ricchezza informativa del sito (approfondimenti sul tema dell’energia solare e dei pannelli fotovoltaici) insieme ai molteplici percorsi di contatto in funzione delle diverse esigenze (richiesta preventivo per privati e aziende, richiesta di accesso all’area riservata per operatori, richiesta di iscrizione alla newsletter, ecc…).

Quali soluzioni Trackset state utilizzando?

Utilizziamo la soluzione di Web Analytics ConversionLab, in particolare per il monitoraggio degli accessi e delle conversioni in funzione delle parole chiavi cercate, in relazione ai referrer e a seconda delle campagne avviate (Pay per click, mailing, motori di ricerca, ecc…).

Le analisi effettuate tramite ConversionLab ti sono state utili per raggiungere gli obiettivi aziendali?

Sono assolutamente fondamentali! ConversionLab offre una visione d’insieme per fotografare trend e fenomeni principali. Al contempo consente di formulare delle ipotesi e verificarle controllando nel dettaglio i singoli percorsi di navigazione. Per me è affascinante e avvincente poter pianificare un’azione di web marketing e poterne controllare il ritorno in ogni sfacettatura in modo estremamente semplice ed immediato. Ho visto migliorare progressivamente nei mesi il conversion rate delle campagne emailing e newsletter. La più recente ha totalizzato l’8,5% di conversioni sugli accessi, il tutto grazie alla leggibilità dei dati offerta da ConversionLab, all’affinamento delle tecniche di scrittura dei messaggi e ad un processo di test & learn continuo.

Qual è il tuo giudizio complessivo su Trackset e sul software ConversionLab? Eventuali punti di forza dal tuo punto di vista?

Utilizzo ConversionLab da oltre 2 anni e lo trovo un software di web analytics user friendly, ideale per supportare strategie di web marketing e per verificarne l’efficacia in tempo reale. Apprezzo in particolare la grafica e le visualizzazioni che mi aiutano a cogliere i fenomeni con un colpo d’occhio. È per me uno strumento di lavoro quotidiano davvero prezioso.

da http://www.trackset.it

marzo 25, 2010 Pubblicato da | Uncategorized | | Lascia un commento

Il Premio Giornalistico ComunicareItNet assegnato a Marco Mancinelli e Maria Giuliani

Premio Giornalistico ComunicareItNet

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Assegnato il Premio Giornalistico ComunicareItNet organizzato dall’associazione tra blogger e consulenti per la comunicazione ComunicareNet.
Il vincitore per la sezione “carta stampata” è Marco Mancinelli, giornalista free lance, con l’articolo “La rivoluzione digitale”, pubblicato sul mensile di economia “Largo Consumo”.
Motivazione: “per aver descritto con professionalità, rara chiarezza e ampia ricchezza di particolari l’importante scenario evolutivo della televisione digitale terrestre“.
Inoltre, il premio per la sezione “web“ è andato a Maria Giuliani, redattrice web, con l’articolo “Mondo del blog, step by step”, pubblicato on line sul sito di article marketing “ArticoliOnline.net”.
Motivazione: “per aver affrontato efficacemente le caratteristiche tecniche e le potenzialità delle principali piattaforme blog“.


ComunicareNet – Segreteria Premio Giornalistico ComunicareItNet

marzo 25, 2010 Pubblicato da | comunicati stampa | , , | Lascia un commento

Ognuno veste come merita: incontro con Gianni Mura, stilista

Riceviamo a volentieri pubblichiamo

Gianni Mura si è sempre distinto per il buon gusto e per i pezzi unici e ora, a Milano, è considerato un punto di riferimento. Il suo atelier di Via Torino 54 è il ritrovo degli appassionati della moda in tiratura personalizzata.
E la cravatta? Chi ama questo accessorio? È il professionista o una persona speciale?
Speciale sì. Chi porta la cravatta è persona di buon gusto e socievole, ma non esiste una barriera sociale tra uomini che amano vivere la vita senza una sorta di castrazione ideologica. Ciascuno deve esprimere quello che è. Il rango e la professione non dividono. Il professionista e l’operaio che sanno portare la cravatta non si distinguono
Chi rifiuta la cravatta è anticonformista?
Penso di no. Qualcuno lo dice semplicemente perché non sa cosa dire. Spesso sono persone sole. Sole nella vita, sole, appunto, tra la gente. Ma l’anticonformismo è un’altra cosa
Parliamo di cose frivole, di curiosità. Se non abbiamo capito male, lei dice che ognuno veste come merita. È così?
Si e così è. Ognuno veste come merita. Ne è la riprova che ognuno sceglie per se stesso
Di chi o di cosa è innamorato Gianni Mura?
Se innamorato vuole dire amare tutto, dalla famiglia al lavoro alla vita. Si, sono innamorato
E la droga?
Assolutamente bandita. Non ho mai avuto bisogno di cercare lo sballo per apprezzare la realtà. Ho sempre avuto l’adrenalina naturale. Anche qui, come per la cravatta, si tratta di avere stile e carattere. Anzi, guardi, le svelo la risposta a una domanda che non mi è mai stata posta: se dovessi paragonarmi a un ballo, sarebbe il rock and roll
Com’è Gianni Mura caratterialmente?
Sono trasparente come l’aria. Niente ruoli dark che prevedono lati diversi dalla mia personalità. Ho iniziato da giovane e, oggi, esagerando un po’, potrei definirmi maestro. La ricetta? Prima di tutto avere fiducia in se stessi. Sentirsi a proprio agio nel corpo e con ciò che il corpo indossa
Torniamo alle donne: con chi farebbe una pazzia?
Beh! Le rigiro la domanda: se una bella ragazza, magari dell’est, fresca di laurea e non solo, le dicesse che ha un biglietto in più per assistere a un balletto in teatro e le chiedesse di accompagnarla, lei sceglierebbe queste o una delle tante avance anonime?
E sua moglie?
Mia moglie non si tocca. Per questo non disdegno qualche fugace e prelibato antipasto. Vede, qui c’è scelta su tutti i fronti. Il mio atelier non è frequentato da sfaccendati o persone precarie
Le amicizie?
Poche, importanti (per noi) e rigorosamente selezionate da mia moglie. Contano anche le frequentazioni giuste. Con la bella gente che entra nel mio atelier non ci sono problemi. Ma fuori bisogna stare attenti. Si vedono comportamenti strani, lontani dalla nostra cultura, come dice mia moglie, a distanze siderali
Progetti per il futuro?
Tanti, tanti, tanti!

febbraio 25, 2010 Pubblicato da | Uncategorized | , | Lascia un commento

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