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Linares Associates presenta i propri servizi legali specialistici per operare tra Italia e USA

Lo Studio legale internazionale Linares Associates, presente con proprie sedi sia a New York che a Milano, si presenta alla business community aziendale illustrando le diverse tipologie di servizi volti a consentire ai propri clienti di operare con successo e/o di consolidare la propria presenza nel mercato statunitense ed in quello italiano. Specializzato nell’assistenza legale rivolta sia alle aziende e agli imprenditori italiani interessati ad investire negli Stati Uniti d’America che alle imprese e ai privati americani che intendono avviare attività imprenditoriali in Italia, lo studio Linares Associates ha ampliato ed arricchito le proprie competenze e le proprie aree di intervento, ponendo una particolare cura nella gestione delle delicate questioni attinenti al diritto societario nazionale ed internazionale, all’assistenza e alla consulenza rivolta a coloro che decidono di investire nel settore immobiliare, sia commerciale che residenziale, allo studio e alla negoziazione dei contratti commerciali così come a tutti quegli aspetti importanti che rappresentano un necessario complemento al processo di avviamento o di consolidamento commerciale ed imprenditoriale all’estero, non ultimo il diritto di immigrazione con i relativi visti e permessi di lavoro oppure la registrazione di marchi e brevetti. “Sotto il profilo delle relazioni d’affari, Italia e Stati Uniti d’America sono da sempre protagonisti di intensi rapporti commerciali, che sono il frutto di un patrimonio di valori e di civiltà comuni. La stima, la fiducia e l’amicizia, che esiste e lega i due Paesi, contribuiscono in maniera decisa a rendere questi mercati ricchi di opportunità che per essere colte e sfruttate al massimo richiedono, tuttavia, un’approfondita conoscenza ed una spiccata familiarità con le diverse legislazioni locali, statali e federali”, dichiara l’Avvocato Stefano Linares, titolare e fondatore dello Studio, che aggiunge: “proprio il desiderio e l’ambizione di creare una struttura che fosse in grado di venire incontro e soddisfare le necessità di tutti coloro che intendono investire negli Stati Uniti e in Italia mi ha spinto verso la ricerca di una forma di assistenza legale specialistica, quasi su misura, che potesse adattarsi alle singole fattispecie ed affiancare l’azienda già strutturata e consolidata come quella in via di formazione”.

Settori di intervento:

- Diritto dell’Immigrazione e del Lavoro

Assistenza e consulenza legale alle società e/o ai privati che desiderano investire e/o avviare attività commerciali e imprenditoriali in Italia e/o negli Stati Uniti d’America, in relazione alle pratiche destinate all’ottenimento dei necessari permessi di soggiorno e visti. Linares Associates è in grado di assistere i propri clienti anche nella delicata fase della negoziazione di contratti di lavoro sia in Italia che in USA, con la conseguente redazione di accordi volti a tutelare, nella misura più ampia consentita dalle legislazioni locali, sia il datore di lavoro che l’impiegato.

- Diritto Societario

Le aziende e i privati che sono interessate a costituire una società, una filiale o un ufficio di rappresentanza in territorio statunitense o in Italia possono contare su una pluriennale esperienza dello studio Linares Associates in materia. Dalla scelta della struttura societaria più adatta al raggiungimento degli obiettivi commerciali ed economici alle necessarie valutazioni di natura fiscale, dalla richiesta dell’“Employer Identification Number” (codice fiscale) all’assistenza nell’apertura di conti correnti presso banche locali, dalla compilazione e gestione dei libri societari alla convocazione e redazione dei verbali delle assemblee ordinarie e straordinarie fino alla domiciliazione delle società, che potranno così disporre di uno strategico indirizzo in loco oltre al servizio di “registered agent” previsto espressamente dalla legge degli Stati americani. Inoltre, consulenza legale nella negoziazione e nella redazione di accordi di “joint ventures” sia locali che internazionali.

- Diritto Commerciale e Contrattuale

Il diritto commerciale e contrattuale internazionale è da sempre una delle materie che lo studio cura con particolare attenzione, ben consapevole dell’importanza che ricopre per un’azienda la stipula di un accordo in grado di tutelare i propri interessi e consentire il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Grazie ad un’esperienza maturata rappresentando aziende sia italiane che straniere, Linares Associates assicura competenza e professionalità nella negoziazione e nella redazione di contratti di agenzia commerciale, distribuzione, franchising, licensing, vendita, locazioni immobiliari, accordi a tutela della proprietà intellettuale, acquisto e/o cessioni di partecipazioni societarie.

- Diritto Immobiliare

Linares Associates ha consolidato una vasta esperienza nel settore immobiliare, offrendo una dettagliata consulenza in tutte le fasi di acquisizione, vendita e locazione di terreni, immobili residenziali e commerciali siti in USA e/o in Italia.

- Diritto della Proprietà Intellettuale

Consulenza ed assistenza legale nella tutela della proprietà intellettuale, redazione di contratti di licenza (marchio, brevetto, diritto d’autore, know-how e altri diritti di proprietà industriale), registrazione di marchi e di brevetti presso i competenti uffici sia a livello statale che federale e nella disciplina di aspetti legati al fenomeno della concorrenza sleale e antitrust.

- Recupero Crediti e Contenzioso Commerciale

Assistenza nella delicata fase del recupero di crediti vantati da privati e/o aziende italiane o straniere sia negli Stati Uniti che in Italia, avvalendosi della preziosa collaborazione di fidati professionisti locali, oltre alla gestione di tentativi di negoziazione stragiudiziale delle eventuali controversie in essere.

- Responsabilità da Prodotto Difettoso

La delicata e complessa normativa in tema di responsabilità da prodotto difettoso è un altro degli aspetti che, nel corso degli anni, Linares Associates ha esaminato ed approfondito. In particolare, sono state elaborate diverse clausole di esonero da responsabilità in sede di contratto e nei formulari di vendita e individuate una serie di suggerimenti e cautele molto utili all’imprenditore straniero che intende commercializzare i propri prodotti negli USA o in Europa.

- Diritto dell’Informatica e Contratti Informatici; Internet e Tutela delle Persone e del Consumatore

I contratti informatici sono oggi sempre più diffusi e complessi e, con essi, le responsabilità che ne derivano: basti pensare alle sempre più frequenti opportunità di sviluppo e gestione di siti Internet e/o web design, ai casi di “hosting”, “housing”, sviluppo di software, licenze d’uso e altro ancora. Per questa ragione, contratti informatici redatti nel pieno rispetto delle normative vigenti, sia a livello comunitario che federale/statale, possono offrire alle parti contraenti importanti garanzie e tutele ed eliminare o, comunque, ridurre il pericolo di eventuali conseguenze giudiziarie.

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Marco Mancinelli
Linares Associates Press Office
press.mark@tele2.it

Linares Associates PLLC
- 100 Park Avenue, Suite 1600
New York, NY 10017 – USA
- Piazza Cinque Giornate, 10
20129 Milano – Italy
http://www.linareslaw.com
info@linareslaw.com

Ottobre 23, 2009 Pubblicato da talentidellacomunicazione | Uncategorized | | Ancora nessun commento.

Il talento di Antonio Barrese

Antonio Barrese, titolare dello storico studio milanese di Communication e Strategic design, fondato nel 1972 e considerato tra i più significativi del panorama italiano, parla di design e di comunicazione visiva.

“In realtà non si può parlare di design tout court. Ci sono design diversi in base al target di riferimento. Il design rende reali e praticabili delle idee, secondo una precisa visione del mondo”.

Come si traduce nel vostro lavoro con le aziende?

“ Operiamo tutti i giorni sui marchi : di fatto, sono il vero e proprio DNA dei sistemi di comunicazione. Siamo intervenuti su più di cento brand a partire da un analisi degli aspetti morfologici e semantici, realizzati per aziende di ogni dimensione e tipologia, alcune delle quali note a livello internazionale.”

Un lavoro che ha un impatto sul sistema della produzione e dei consumi….

“Il problema di fondo dell’epoca attuale è la massificazione del lavoro e dei prodotti. Siamo sempre più dentro una logica di semplificazione, che in realtà si traduce come una vera riduzione culturale, una sorta di banalizzazione. Questo ovviamente riguarda ogni aspetto della società, ed in particolare del sistema produttivo. Noi condividiamo peraltro la giusta esigenza di una semplificazione funzionale e prestazionale, soprattutto nei confronti della tecnologia che, invece di facilitarci la vita, ne sta acuendo la complessità. In realtà spesso questo corrisponde ad una mera logica di mercato, a nuove tendenze e mode sempre più indotte dalle aziende al fine di indurci poi, ovviamente, all’acquisto di sempre nuovi prodotti. E così la tendenza alla semplificazione piuttosto che alla complessità altro non sono che cicli indotti dalle aziende stesse, al fine di dare maggior valore aggiunto ai prodotti, e poterne ricavare così i peraltro necessari margini operativi.”

In questo panorama come si muove il vostro studio?

” Innanzitutto noi diamo grandissima importanza sia alla ricerca che alla teoria, a quelle elaborazioni culturali che costituiscono il luogo germinativo di ogni atto progettuale. Non solo, il nostro studio ha elaborato una serie di SuperProgetti sviluppati fuori dalle imposizioni di mercato e che, per questo, esprimono le qualità più alte. Si tratta di opere in equilibrio tra teoria e prassi, nelle quali si esercita la sperimentazione, e che, proprio perché estranee alla logica professionale, la vivificano e la qualificano. ” Un nuovo modo di rispondere alle esigenze del cliente..” Noi andiamo al di là di quello che ci chiede il cliente, spesso orientato esclusivamente al prodotto. In realtà il design, da un certo punto di vista, suggerisce nuovi modelli comportamentali, sottende ad una visione del mondo. E’ l’approccio culturale quello che conta. Il design non è semplicemente dare una forma nuova ai prodotti, ma propone un nuovo modo di produrre, distribuire e comunicare. Anche il marketing, in realtà, nasce per tracciare nuovi scenari che corrispondono a delle utopie produttive, omogenee ad una cultura innovativa, che vuole essere un segno di discontinuità”

Come si è tradotto questo nel lavoro con le aziende?

”Cito un caso significativo. La Piaggio anni fa ci propose un semplice restyling di tre punti vendita. Di fronte a tale richiesta potevamo supinamente stare alle condizioni poste, col minimo rischio e sforzo. Invece abbiamo optato per la scelta coraggiosa di rischiare veramente il nuovo. Con un impegnativo lavoro di analisi e di ricerca, abbiamo prodotto così un progetto che riguardava l’intera strategia produttiva e commerciale dell’azienda. L’intervento prospettato riguardava tutti e 18mila punti vendita aziendali. Sono nati così i “Piaggio Center”, che hanno segnato una svolta decisiva d’immagine. Un vero lavoro di comunicazione d’impresa,in realtà. E i risultati sono stati lusinghieri: il fatturato della rete vendita è cresciuto del 180%.”

La qualità alla fine paga.

.”Oggi viviamo una parcellizzazione tayloristica del lavoro. Peraltro, se è fondamentale la competenza professionale, questa deve avere una larghezza di vedute che si apra ad una innovativa visione del mondo. E’ questo di fatto che crea valore aggiunto,da tutti i punti di vista, siano essi culturali che economici”.

Marzo 19, 2009 Pubblicato da talentidellacomunicazione | Uncategorized | , | Ancora nessun commento.

Il talento di Sandro Castaldo

“Con l’avvento delle tecnologie informatiche e dei media de-standardizzanti molte iniziative che prima erano collocate nel marketing operativo (promozione o direct marketing, ad esempio) hanno ormai una valenza strategica”. Qualche esempio? “Mille Miglia dell’Alitalia o la Fidaty Card di Esselunga non rientrano nel marketing operativo, ma in quello strategico”, spiega il direttore dell’Area Marketing della Sda Bocconi, nonché Professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Bocconi di Milano, dove insegna “Marketing, Retailing e Channel & Trade Marketing”. Il docente è specializzato nello studio delle relazioni di mercato, con particolare riferimento al contesto dei canali distributivi. Ecco perché ci dà una risposta alquanto esaustiva sul tema introdotto: “Si tratta d’iniziative promozionali che incidono sulla trasformazione radicale della relazione che l’impresa sviluppa col cliente”. Non più operative dunque, ma strategiche. Il nuovo scenario si apre dal 2000 con la diffusione di Internet e di forme di comunicazione one to one, quali le stesse carte fedeltà, della stessa televisione digitale terrestre; dal passaggio, in altre parole, dai mass media ai media non massificanti, dunque “de-standardizzanti”. Le aziende, oggi, dispongono, infatti, di maggiori informazioni rispetto a qualche anno fa. “La Tesco, catena di supermercati protagonista nel Regno Unito, riconosciuta addirittura come l’istituzione più nota ai concittadini di sua Maestà dopo un sondaggio appropriato, vanta un’interessante iniziativa promozionale: “Non facciamo promozione di carne ai vegetariani”. Da noi funziona invece diversamente. Se lei è un cliente abitudinario di una catena di supermercati, e si rendono conto dai suoi comportamenti che non consuma carne, le proporranno presto una promozione sulla carne. La Tesco invece, tramite una basket analisys si è impegnata a scoprire se il cliente ha abitudini vegetariane, oppure se acquista la carne in altri supermercati. Tutto ciò permette di sviluppare dunque una relazione one to one. E siamo in pieno marketing strategico. A questo punto il problema è come impostare le relazioni tra l’impresa e il cliente. Prima, la relazione era solo ad una via, oggi a due. Chi vincerà pertanto la sfida? Le imprese che trasformeranno le proprie relazioni facendo entrare il cliente in azienda, vale a dire nello sviluppo dei nuovi prodotti, nei processi di engineering. Pensiamo alla Ducati, con la sua community online. Coinvolge addirittura i clienti potenziali nella progettazione e valutazione delle moto. Entra così in ballo il trust marketing, il rapporto di fiducia fra cliente ed azienda. E qui vale un altro esempio pratico per chiarire il concetto. Pensiamo alla catena di supermercati che introduce il 3×2. In questo caso l’impresa privilegia il cliente speculatore (i cosiddetti “cherry pickers, prenditori di ciliegine), non ha dunque capito in chi riporre fiducia, così il cliente fedele potrà a sua volta trasformarsi in opportunista. Le carte fedeltà hanno fatto giustizia di questa situazione. Il premio è dato, infatti, a chi se lo merita; la fidelity card sollecita dunque nel cliente un atteggiamento fiduciario. L’impresa ha capito che quel cliente crea valore per se stessa”. Quali tendenze individua allora nell’ambito delle strategie di marketing dei canali distributivi? “Lo ribadisco: l’obiettivo dell’impresa non deve essere soltanto vendere e soddisfare il cliente, ma conquistarne la fiducia. Tale risultato si ottiene facendo capire che si è competenti; onesti, non opportunisti; e che i valori dell’azienda sono in linea con quelli del cliente. La strada da percorrere è dunque il trust oriented marketing”.

Dicembre 17, 2008 Pubblicato da talentidellacomunicazione | Uncategorized | , , | 2 Commenti

Talenti del mondo blog

Essere talenti nella comunicazione è una qualità che si esplica anche nel realizzare presidi sul world wide web diretti a offrire informazioni dettagliate e facilmente fruibili da tutti. Dopo un’attenta analisi del mondo blog, cioè della nuova frontiera per comunicare aziende, concetti e informazioni, abbiamo selezionato due blog molto particolari, uno dedicato all’arredamento e l’altro all’olio extravergine di oliva. Di seguito, riportiamo i rispettivi indirizzi internet e le profile presentations contenute nei due blog.  

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Arredare e Progettare
http://arredareeprogettare.blogspot.com/

Arredare casa: progettare l’arredamento. Consigli e idee arredo casa: recensioni cucine componibili e cucine moderne, mobili soggiorno, salotti e divani, camera da letto, arredo bagno e arredo giardino. Sentirsi architetti della propria casa. Riviste e mobili on line. Software arredo. Una blog-guida per arredare casa da soli. Notizie, consigli, idee, recensioni mobili e confronti per scegliere l’arredamento moderno e classico.
Il nostro giudizio: CONTENUTI UTILI E BEN ASSORTITI
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Olio Biologico Casalino
http://oliobiologicocasalino.wordpress.com

L’olio extravergine di oliva italiano da produzione biologica rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello del grande Made in Italy alimentare: infatti, è sinonimo di qualità, affidabilità, buon gusto, alta gastronomia e tipicità. Sempre più spesso, i temi centrali della qualità e della sicurezza alimentare vengono ampiamente trattati dalla stampa, dalle associazioni dei consumatori e dagli esperti del settore. L’Antica Tenuta Il Casalino, azienda umbra produttrice di olio extravergine di oliva biologico, apre questo blog per contribuire attivamente a diffondere sia la cultura della qualità e sia la cultura dell’olio per uso alimentare. All’interno del blog “OlioBiologicoCasalino”, aggiornato periodicamente a cura dell’ufficio stampa dell’Antica Tenuta Il Casalino, i lettori troveranno informazioni sulle proprietà e sulle caratteristiche del prodotto, consigli utili per il suo miglior utilizzo in cucina, interessanti notizie sul settore e tanto altro ancora.
Il nostro giudizio: CONTENUTI MIRATI E DI ECCELLENTE QUALITA’
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Dicembre 17, 2008 Pubblicato da talentidellacomunicazione | blog | , , , , | Ancora nessun commento.

Il talento di Felix Lammardo

- Come e quando nasce Angiweb? E con quali finalità?

“Angiweb nasce con l’intento di raccogliere i giornalisti che operano sul web per valorizzarne il profilo professionale. E’ uno spazio di coinvolgimento e di confronto che si pone l’obiettivo di mantenere elevati criteri di oggettività e competenza propri dell’attività giornalistica svolta in rete. Crediamo fortemente nella capacità di penetrazione del giornalismo telematico, nella sua straordinaria portata innovativa e nel suo ruolo positivo di stimolo nei confronti degli altri media. Tra le nostre prospettive c’è anche l’idea di creare un gruppo di lavoro per la qualificazione della legislazione sulla stampa online, in un momento in cui diventa urgente il bisogno di un’informazione realmente affidabile. Siamo un’associazione aperta, che intende raccogliere le professionalità che si vogliono distinguere dal carro carnascialesco dell’informazione improvvisata e parziale”.
- Quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine dell’Associazione?

“L’informazione online ha maturato la necessità di punti di riferimento precisi, soprattutto di natura deontologica. La portata rivoluzionaria della comunicazione in rete si configura come una sfida: la disponibilità delle notizie al grande pubblico è immediata, ma contro l’information overload è sempre più essenziale il filtro di figure professionali. L’accesso ad un volume sempre maggiore di dati non corrisponde alla qualità dell’informazione. Per questo occorre anzitutto garantire la qualità dei contenuti offerti ai lettori. Il nostro scopo principale e immediato è quello di promuovere il valore del mestiere giornalistico messo a confronto con i mezzi telematici. Obiettivi a lungo termine sono la formulazione di un codice etico e deontologico e la preparazione di iniziative di aggiornamento culturale, di protezione del diritto d’autore e di miglioramento degli accessi alla professione”.
- Quali sono le più grandi difficoltà che il mondo della giornalismo online italiano si trova ad affrontare in questo periodo?

“La nuova frontiera del giornalismo ha inaugurato una fase caratterizzata da un’interazione con i lettori senza precedenti. Grazie ad internet la notizia diventa subito disponibile; la stuttura ipertestuale, l’interattività, la possibilità di commentare, i sondaggi e le news on demand fanno del web uno spazio attivo, che ospita un flusso vivo di aggiornamenti. Tutto questo ha bisogno di competenze, ma in Italia la riflessione sul giornalismo web è ancora povera e bisognosa di slanci. Questo non dipende tanto dalla novità del mezzo, quanto dall’assenza di una metodologia che fornisca punti di riferimento a chi voglia apprendere le tecniche dell’informazione fondata su internet. Inoltre c’è di fatto una forma di discriminazione, in termini di tutele, nei confronti dei giornalisti web rispetto ai loro colleghi che lavorano su carta, in tv o in radio. Il primo passo è organizzarsi e lavorare insieme per migliorare la condizione di quella che è ormai una categoria”.
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“E’ inequivocabile che, di fronte alla rivoluzione mediatica in atto, il futuro imponga delle trasformazioni per tutti i mezzi di comunicazioni tradizionali. La carta stampata ha costi più elevati rispetto alla sua controparte digitale. Questa è una difficoltà non trascurabile, che nel giro di quattro o cinque anni diventerà un vero problema. Dipenderà dall’intelligenza degli editori e dalla professionalità dei giornalisti raccogliere la sfida. In ogni caso, nell’immediato, non si può vedere un futuro post-cartaceo. La carta stampata continuerà a coesistere insieme ai siti di informazione, ma dovrà rendere più appetibili le sue caratteristiche, magari connotando maggiormente il suo ruolo di approfondimento e aumentando gli spazi del giornalismo d’inchiesta. Il dato interessante è che gli italiani stanno imparando ad accostarsi ad un maggior numero di media per assolvere ai bisogni informativi e comunicativi”.
- Quale deve essere l’impegno delle Istituzioni e delle Associazioni di settore per promuovere l’editoria online?

“Con la complicità della diffusione della connettività a banda larga e della alfabetizzazione informatica, nello scenario dei portali i notiziari diventeranno un servizio sempre più importante. Sul computer le news sono accessibili, dirette, rispondono al bisogno di aggiornarsi in tempo reale e sono molto spesso gratuite. Ora si tratta di assicurarne la qualità. Tra gli italiani la televisione rimane al massimo posto come fonte di informazione, ma internet è il medium che risponde meglio alle aspettative. Secondo l’ultimo rapporto del Censis, chi vuole informarsi ricorre per il 90 per cento alla Tv e solo per il 29 per cento al web, ma sono i siti internet d’informazione ad essere al primo posto in termini di soddisfazione ottenuta dall’uso. Un dato incoraggiante e allo stesso tempo pericoloso. C’è il rischio che il prodotto editoriale elettronico si uniformi all’utente, mentre dovrebbe conservare la propria autonomia e il proprio valore, per quanto possibile, anche al di là delle logiche di mercato. Uno dei pericoli è quello di inseguire il clic a tutti i costi confezionando contenuti che abbiano il solo scopo di generare traffico a fini statistici. Gli editori e le Associazioni di settore dovranno evitare l’appiattimento verso il basso”.
- Quali consigli si sente di dare ai giovani che vogliono fare dell’informazione online il loro futuro settore professionale?

“Posso suggerire una regola che, secondo me, vale per il giornalismo in generale: non scambiare questo mestiere per un inginocchiatoio. Camminare a testa alta, consapevoli della preziosa funzione culturale, civile e sociale del buon giornalista. Il giornalismo telematico offre l’opportunità di formare nuove leve capaci non solo di gestire le notizie in modo dinamico e innovativo, pur senza rinunciare alla correttezza espressiva, ma anche di sottrarsi alla seduzione delle scorciatoie clientelari. Bisogna fare pratica, sapendo però rinunciare alla piccola camorra degli speculatori. Meglio trovarsi un altro lavoro anziché essere sfruttati. Per andare avanti consiglio di scrivere il più possibile e prendere dimestichezza con la cronaca, soprattutto quella di provincia, la migliore palestra per rendere scorrevole la penna o la digitazione che dir si voglia. Rimane forte il fascino esercitato da questa professione sui giovani, spesso invasi da un sacro fuoco che li porta ad accantonare per intemperanza e fretta quanto c’è di più importante: lo studio e la meticolosa documentazione. Suggerisco di fare quello che ho fatto io: inventarsi, proporre, creare. Per sua natura l’informazione online non ha bisogno di baronismi, ma di giovani che sappiano fare della propria vocazione appassionata una professione rigorosa”.

 

 

Carta stampata e Internet. Chi la spunterà?

Novembre 13, 2008 Pubblicato da talentidellacomunicazione | Uncategorized | , , , | Ancora nessun commento.

Il talento di Marco Mancinelli

Si è svolto a Lugano, il 20 Luglio 2006, l’evento organizzato dal Verbum Club, associazione italo-svizzera di comunicatori ed addetti stampa. Nel corso del meeting, è stato assegnato il Premio Verbum Press a Marco Mancinelli, 41 anni, esperto di marketing and communication e socio del Club del marketing e della Comunicazione. Il premio è stato consegnato al vincitore con la motivazione “per le attività free lance da Press Officer e per le capacità di comunicare con efficacia in settori diversi, dal settore aziendale – Assist Informatica Srl – al settore degli eventi culturali – Studio d’Arte Giorgio Melzi – in modo completo, giornalistico, fruibile e professionale”.

- Qualche parola sul premio Verbum Press?

“Per quanto mi riguarda, è un riconoscimento gradito ed inaspettato che mi gratifica molto, in particolare, perché assegnatomi da colleghi del settore”.

- In cosa consistono le tue attività free lance da press officer?

“Elaborare e veicolare appositi comunicati stampa ad hoc, mirati a far conoscere un’azienda, un prodotto, un servizio o un evento”.

- Secondo te, cosa significa comunicare con efficacia? ”

Comunicare con efficacia un servizio, un prodotto o un evento richiede sia una profonda attenzione ai dettagli e sia una capacità di sintesi mirata a far emergere il valore aggiunto e, quindi, la novità insite in ciò che si intende comunicare. Ciò è fondamentale, è una regola essenziale da osservare scrupolosamente durante tutte le fasi di una campagna stampa, pena la dispersione inefficace e, dunque, inutile dell’informazione”.

- Di quali mezzi e canali ti avvali per diffondere i tuoi comunicati stampa?

“Il mezzo più utilizzato è la posta elettronica, anche se, di frequente, il contatto telefonico risulta decisivo. I canali che utilizzo maggiormente sono i portali di informazione e le testate on line. Il blog, in particolare, sta diventando uno strumento sempre più utilizzato da aziende e da operatori dell’informazione per reperire notizie ed aggiornamenti. Si tratta di canali informativi che consentono non soltanto una buona visibilità quasi immediata, ma anche una fondamentale rintracciabilità sui motori di ricerca, in quanto le news che pubblicano hanno spesso un buon livello di indicizzabilità”.

- Quali sono i criteri che stanno alla base di un buon comunicato stampa?

“Intanto, il rispetto delle 5 W della comunicazione: Who, What, Why, Where, When. Inoltre, la stesura del comunicato deve evidenziare il cosiddetto plus, il valore aggiunto della notizia che si intende comunicare: la novità insita in un determinato prodotto, servizio o evento. In fondo, comunicare significa proprio questo, cioè dare forma e visibilità ad un qualcosa di nuovo che si intende portare all’attenzione di uno o più targets”.

- Per fare il comunicatore, cosa occorre?

“In primis, passione per la comunicazione, per le relazioni pubbliche e per la scrittura. Poi, un’ampia attenzione ai dettagli e, soprattutto, la capacità di immaginarsi al posto di chi, a diversi livelli, legge o leggerà quanto si scrive e si diffonde. A tutti gli effetti, ritengo che il comunicatore che si occupa di ufficio stampa deve ricorrere sia ad un approccio di tipo giornalistico che ad un approccio di tipo marketing”.

Novembre 13, 2008 Pubblicato da talentidellacomunicazione | Uncategorized | , , , | Ancora nessun commento.

Il talento di Enrico Cogno

In occasione dell’apertura del 25° Anno Accademico del Centrostudi Comunicazione Cogno Associati il presidente della Federazione Italiana Relazioni Pubbliche, Toni Muzi Falconi, ha intervistato Enrico Cogno su alcuni temi centrali della formazione.
“Se la domanda fosse posta ad una università, sentirsi rispondere “Quasi tutti, subito” sembrerebbe un’esagerazione, ma bisogna tenere presente che il Centrostudi Comunicazione svolge master operativi che sono il naturale bacino di pesca degli oltre 4.000 ex allievi in carriera che, di continuo, richiedono neo diplomati per stage o collaborazioni. Inoltre molte agenzie e imprese iscrivono i loro junior per far loro completare la preparazione professionale, e quindi sono già collocati. Infine il Centrostudi forma ogni anno, per scelta, un contingentato numero di persone. Pertanto, all’uscita dei master, i diplomati non sono soltanto molto ben preparati, ma sono soprattutto pochi. Se anche questo fosse uno dei tanti “diplomifici” anche noi, forse, avremmo delle difficoltà nel collocare tutti a fine corso.

“Quanti, dei diplomati nei vostri Master, trovano inserimento nel mondo del lavoro? Entro quanto tempo?”

“Qual è stata la leva primaria che ti ha spinto ad aprire questa attività?”

Mi resi conto, nel 1977, che la principale esigenza era quella di “irradiare” cultura concreta per ridurre i tempi di preparazione professionale dei giovani. In Italia abbiamo sempre avuto degli splendidi accademici ed una grande tradizione di cultura universitaria, ma scollata dalla realtà. E anche oggi le cose non sono diverse da allora. Quindi, per quei giovani che non hanno la fortuna di apprendere il “mestiere” di comunicatore direttamente nel mondo del lavoro, come abbiamo fatto noi a suo tempo, deve esistere una alternativa per abbreviare i tempi della classica “gavetta”, cioè un Master operativo che riproduca in aula proprio i metodi in uso nel mondo del lavoro, sotto la guida di professionisti.

“Le prime tre osservazioni che ti vengono in mente se ti chiedo come sono cambiati gli studenti del primo anno da quelli di quest’anno?”

Prima osservazione: nel 1978 i nostri studenti erano in gran parte persone che cercavano percorsi alternativi all’università, tra la costernazione delle famiglie che si chiedevano angosciate “Ma cosa fa esattamente un comunicatore?”. Era un’impresa convincere un giovane che avrebbe potuto operare in una professione che, per la gente, non esisteva. Oggi la comunicazione non viene più definita un fenomeno. E’ la base della vita professionale e basta. Seconda osservazione: proprio perché hanno impiegato diversi anni (troppi) a studiare solo cose astratte, i neolaureati di oggi vogliono grande concretezza. Ma soprattutto hanno fretta, sono angosciati dal tempo che passa, ma sanno scegliere i percorsi post laurea con più giudizio, in questo molto aiutati da Internet, che consente a monte una larga scrematura. Terza osservazione: escludendo un 20% circa di studenti veramente dotati di talento, gli altri mostrano, più che in passato, un forte gap tra le loro ambizioni e le loro potenzialità. Riesce bene chi è disposto ad un approccio che comprenda un minimo di umiltà professionale.

“In che modo definiresti le differenze fondamentali dello stile dei tuoi corsi da quelli analoghi dei tuoi concorrenti?”

Come dicevo, abbiamo portato il mondo del lavoro in aula: sin dalla seduta inaugurale, ogni insegnamento viene fornito da manager e professionisti che fanno realizzare, uno dopo l’altro, progetti concreti. Gli iscritti ai master vengono divisi in gruppi di lavoro di tre persone e gli studenti, che secondo le nostre regole sono considerati degli assistenti neo assunti, ignari delle metodologie in uso nel settore, devono predisporre delle ricerche di mercato, fare l’analisi economica, redigere dei business plan, dei piani di comunicazione, creare dei messaggi pubblicitari, gestire eventi, insomma, apprendere il mestiere del comunicatore in modo pratico. Ogni progetto, dopo alcune settimane di elaborazione, viene presentato ad una commissione. Questo sostituisce il classico esame nozionistico. Le tecniche ed i metodi in uso nel settore vengono trasferiti in corso d’opera, una sorta di consulenza fornita da manager di alto livello (molto più disponibili di quanto lo sarebbero nel corso di uno stage) per mettere in grado tutti quanti di presentare dei progetti vincenti. In sostanza, noi attuiamo un rovesciamento delle abitudini: non prima le nozioni e poi la pratica, bensì prima l’esigenza di sapere come si fa, e poi la tecnica per farlo bene. La motivazione all’apprendimento, con questo sistema, ci consente di far realizzare in 500 ore una ventina di progetti. Insomma, anziché illustrare teoricamente come si cambia una ruota, noi foriamo la gomma e chiediamo di imparare a cambiarla da soli, sotto la guida di un esperto. Il classico learning by doing.

“Come Ferpi, abbiamo fatto due corsi per web manager con studenti di diverse università italiane e studenti del Centrostudi. I vostri studenti erano largamente e visibilmente più preparati dei primi. A cosa attribuisci questa differenza?”

In effetti, tutti i docenti di quelle due esperienze, hanno riferito queste differenze positive a favore dei cosiddetti “romani”. Gli studenti del Centrostudi non erano stati scelti necessariamente tra i migliori: erano solo quelli che si potevano permettere il soggiorno a Milano a loro spese. Una preparazione concreta vince sempre su una di tipo astratto.

Novembre 13, 2008 Pubblicato da talentidellacomunicazione | Uncategorized | , , , | Ancora nessun commento.

Il talento di Giancarlo Livraghi

Quando e come è nato Gandalf?

Sono in rete dal 1992. Negli anni seguenti varie cose mie erano state pubblicate online (oltre che, come accadeva da molto più tempo, in libri e riviste). Più tardi, nel 1997, nacque il sito gandalf.it – che, da allora, continua a crescere. Naturalmente ci sono anche contenuti degli anni precedenti, che erano nati in modo diverso e poi sono stati riprodotti nel sito. Ha un nucleo di frequentatori che lo seguono da anni, ma è divertente constatare come persone nuove lo trovino per una varietà di percorsi insoliti e imprevedibili – un’ennesima conferma del fatto che “le vie della rete sono infinite”.

Gli obiettivi di Gandalf?

Essere utile ai lettori. Offrire a chi li vuole strumenti per pensare, per capire, per comunicare. All’inizio concentrava l’attenzione sulle potenzialità della rete (allora poco diffusa e conosciuta) senza mai rinunciare a una prospettiva più ampia. Ora è orientato verso i temi che riguardano la comunicazione e la cultura umana, anche indipendentemente dall’internet. Il sito non ha alcuna finalità o contenuto “commerciale”. È libero da ogni condizionamento politico o ideologico e da interessi di qualsiasi specie. Non per questo è un’eccezione. Le risorse libere e indipendenti non sono sempre le più visibili, ma sono meno rare di quanto immagini chi crede che in rete possano sopravvivere solo le attività “con fine di lucro”.

La rete è libera?

In molte parti del mondo ci sono (oltre a situazioni generali di censura e controllo dei sistemi di informazione) ostacoli a un libero uso dell’internet. Quando e dove non è condizionata da fattori estranei, la rete è intrinsecamente libera. Si moltiplicano dovunque (anche in Italia) i tentativi di condizionarla, centralizzarla, ridurla all’obbedienza. Finora nessuno è riuscito a ingabbiare la libertà dell’internet, ma è bene tenere gli occhi aperti, perché i tentativi continuano e continueranno.

Le appiattite informazioni, filtrate dai media tradizionali, immettendosi nelle reti cablate si spogliano della imposta monotonia per tuffarsi nei colori dell’obiettività raccolti dalle mille voci della rete. Tutto questo è rumore, democrazia o cosa?

In qualunque cosa si “immettano” i media tradizionali mantengono le loro caratteristiche. I fatti dimostrano quanto sia illusoria l’ipotesi che possano cambiare atteggiamento, natura e comportamento solo perché si servono di tecnologie diverse. Il problema non è tecnico, è culturale. Quelli che Michael Crichton, dieci anni fa, chiamava “mediasauri” tendono all’estinzione perché non solo sono ancorati alle loro vecchie abitudini, ma soffrono anche di una sempre più sclerotica involuzione e degenerazione. Il problema è che, purtroppo, continuano a dominare la situazione, che sta diventando sempre più simile a uno scenario paleontologico. “Jurassic Park” non è un’isoletta tropicale: è lo zoo informativo in cui viviamo. Questa, naturalmente, è un’ennesima conferma del potere della stupidità (e della stupidità del potere).

Qual è e come è cambiata negli anni la percezione della comunicazione per il Livraghi studioso, filosofo, giornalista, scrittore, comunicatore e tecnologo?

“Tecnologo”… non troppo. Le mie competenze tecniche sono limitate. Cerco di capire il ruolo delle tecnologie dal punto di vista di chi le usa – cioè in una prospettiva umana. Credo che sia importante capire la varietà delle risorse disponibili e la molteplicità dei loro impieghi: saper usare indifferentemente una matita o un computer, un radar o un compasso, un libro o un sito web, scegliendo lo strumento più adatto secondo la situazione. La sostanza di ciò che vuol dire comunicazione non è cambiata negli ultimi diecimila anni. Un fatto importante, e spesso trascurato, è che si può imparare molto sulla situazione di oggi studiando l’evoluzione dei sistemi di comunicazione dai tempi delle caverne ai nostri giorni. C’è un testo piuttosto lungo su questo argomento che è stato pubblicato nel marzo 2004 (“Cenni di storia dei sistemi di comunicazione”) e una sintesi molto più breve in un articolo dell’agosto 2004 “Il computer di Archimede”). Anche in tempi recenti, le cose cambiano meno velocemente di quanto può sembrare – e raramente in modo lineare, prevedibile o coerente. Se ci sono fenomeni di evoluzione, ce ne sono altri di involuzione o arretramento culturale. È facile, purtroppo, constatare come la moltiplicazione delle risorse coincida con un vistoso decadimento dei contenuti e della qualità di comunicazione. Sembriamo un po’ ubriacati dall’abbondanza, siamo palesemente confusi dalla spasmodica moltiplicazione di aggeggi e congegni di discutibile funzionalità. Molti fenomeni mi portano a credere che, da almeno vent’anni, la qualità della comunicazione, dell’informazione e della cultura stia degenerando. Ma è sbagliato generalizzare. Siamo in una fase turbolenta e complessa, di cui non è facile capire il percorso. Credo che si debba continuare a imparare ogni giorno, sfidare continuamente le nostre convinzioni, cogliere le scintille disperse, ma non inesistenti, che brillano nell’oscurità di questa lunga eclissi dei valori.

Nel suo libro “Il potere della stupidità” scrive che «Affrontarla, conoscerla, capirla è il primo e fondamentale passo per ridurre il suo insidioso potere». Le chiedo, quale potere ha la stupidità?

Ha un potere enorme – e catastrofico. Diceva Robert Heinlein nel 1941: «non attribuire a consapevole malvagità ciò che può essere adeguatamente spiegato come stupidità». Come osservava Carlo Cipolla nel 1988 «lo stupido è il tipo di persona più pericolosa che esista». La stessa constatazione è stata fatta anche in altri contesti – ed è una diffusa nozione di buon senso. La storia di tutti i tempi, come la cronaca quotidiana, dimostra che nessun comportamento umano ha una capacità distruttiva paragonabile a quella della stupidità. Eppure c’è un’incredibile scarsità di studi e approfondimenti su questo tema. Naturalmente il mio libro non ha la pretesa di risolvere radicalmente il problema, perché la stupidità non è eliminabile. Ma non è invincibile – conoscerla e capirla è il modo migliore per limitarne e i danni (e, quando possibile, evitarne in anticipo le peggiori conseguenze).

Possiamo ipotizzare che programmi televisivi come “Il fatto” di Enzo Biagi e “Sciuscià” di Michele Santoro siano scomparsi perché allenavano gli spettatori a individuarla?

Sono scomparsi perché sgraditi al potere dominante. Anche se l’evidenza sembra indicare il contrario, nessuno può essere irrimediabilmente condannato a essere stupido. Per quanto imperversante sia il potere della stupidità, e per quanto possa sembrare desiderabile a chi detiene il potere rendere “le masse” il più possibile stupide e ottenebrate, è difficile costringere perennemente un conduttore televisivo (o a qualsiasi altro “operatore culturale”) a fare cose stupide o a trattare il pubblico da stupido. Lo fanno perché ci credono, perché ne hanno voglia, perché immaginano che sia quello l’unico modo per farsi ascoltare, perché si illudono di affermare la propria superiorità coltivando la stupidità altrui (o anche, semplicemente, perché sono così stupidi da non sapere di esserlo). Il problema è che il sistema (non solo in televisione) è disperatamente “autoreferenziale”. Il circolo vizioso della stupidità fa sì che, a forza di trattare il prossimo da stupido, si diventa stupidi – e la spirale continua a sprofondare verso il rimbecillimento universale.

Novembre 13, 2008 Pubblicato da talentidellacomunicazione | Uncategorized | , , , | Ancora nessun commento.

Talenti della comunicazione

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Questo blog è dedicato ai talenti della comunicazione italiana.
L’idea è partita da un gruppo di comunicatori che amano la comunicazione ben fatta e il modo di essere manager efficaci.
Il blog riprende interviste selezionate sul web e non solo, profili di professionisti che hanno dimostrato ampiamente di “saperci fare sul serio”.
Professionisti noti in diversi ambienti e professionisti che danno valore ai termini “innovazione”, “comunicazione”, “skills” e “serietà”.
Buona navigazione!

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