Riceviamo a volentieri pubblichiamo
Gianni Mura si è sempre distinto per il buon gusto e per i pezzi unici e ora, a Milano, è considerato un punto di riferimento. Il suo atelier di Via Torino 54 è il ritrovo degli appassionati della moda in tiratura personalizzata.
E la cravatta? Chi ama questo accessorio? È il professionista o una persona speciale?
“Speciale sì. Chi porta la cravatta è persona di buon gusto e socievole, ma non esiste una barriera sociale tra uomini che amano vivere la vita senza una sorta di castrazione ideologica. Ciascuno deve esprimere quello che è. Il rango e la professione non dividono. Il professionista e l’operaio che sanno portare la cravatta non si distinguono”
Chi rifiuta la cravatta è anticonformista?
“Penso di no. Qualcuno lo dice semplicemente perché non sa cosa dire. Spesso sono persone sole. Sole nella vita, sole, appunto, tra la gente. Ma l’anticonformismo è un’altra cosa”
Parliamo di cose frivole, di curiosità. Se non abbiamo capito male, lei dice che ognuno veste come merita. È così?
“Si e così è. Ognuno veste come merita. Ne è la riprova che ognuno sceglie per se stesso”
Di chi o di cosa è innamorato Gianni Mura?
“Se innamorato vuole dire amare tutto, dalla famiglia al lavoro alla vita. Si, sono innamorato”
E la droga?
“Assolutamente bandita. Non ho mai avuto bisogno di cercare lo sballo per apprezzare la realtà. Ho sempre avuto l’adrenalina naturale. Anche qui, come per la cravatta, si tratta di avere stile e carattere. Anzi, guardi, le svelo la risposta a una domanda che non mi è mai stata posta: se dovessi paragonarmi a un ballo, sarebbe il rock and roll”
Com’è Gianni Mura caratterialmente?
“Sono trasparente come l’aria. Niente ruoli dark che prevedono lati diversi dalla mia personalità. Ho iniziato da giovane e, oggi, esagerando un po’, potrei definirmi maestro. La ricetta? Prima di tutto avere fiducia in se stessi. Sentirsi a proprio agio nel corpo e con ciò che il corpo indossa”
Torniamo alle donne: con chi farebbe una pazzia?
“Beh! Le rigiro la domanda: se una bella ragazza, magari dell’est, fresca di laurea e non solo, le dicesse che ha un biglietto in più per assistere a un balletto in teatro e le chiedesse di accompagnarla, lei sceglierebbe queste o una delle tante avance anonime?”
E sua moglie?
“Mia moglie non si tocca. Per questo non disdegno qualche fugace e prelibato antipasto. Vede, qui c’è scelta su tutti i fronti. Il mio atelier non è frequentato da sfaccendati o persone precarie”
Le amicizie?
“Poche, importanti (per noi) e rigorosamente selezionate da mia moglie. Contano anche le frequentazioni giuste. Con la bella gente che entra nel mio atelier non ci sono problemi. Ma fuori bisogna stare attenti. Si vedono comportamenti strani, lontani dalla nostra cultura, come dice mia moglie, a distanze siderali”
Progetti per il futuro?
“Tanti, tanti, tanti!”
febbraio 25, 2010
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Calcio e media: un’intervista ad Antonio Allegra, Group Director del ramo New Media in PANINI e Managing Director della DigitalSoccer Project. In poche parole il responsabile delle aree più “tecnologiche” dell’azienda modenese celeberrima in tutto il mondo per le sue figurine sui calciatori, anche se negli ultimi anni l’attività del Gruppo si è allargata anche al Publishing tradizionale – riviste, fumetti ecc. – e alla distribuzione di prodotti per conto terzi. Recentemente c’è stata a Vicenza una mostra con tutte le copertine degli album e qualche “figurina-bustina” in formato poster gigante…che nostalgia della mia infanzia! pomeriggi interi trascorsi con quelle stickers! (e ricreazioni a scuola “ce l’ho, ce l’ho, mi manca“).
Antonio, mi racconti di cosa ti occupi in Panini?
“La Panini ha intrapreso nel ’99 la creazione e lo sviluppo di siti internet in più nazioni: il primo Panini.it è andato in linea addirittura nel gennaio ’97. Il numero di siti internet che attualmente gestiamo sono un centinaio (101 per l’esattezza in questo momento), dei quali oltre ¼ riguarda l’attività istituzionale sulle figurine nei diversi paesi – per l’Italia www.panini.it, alcuni dei quali legati a specifiche collezioni di figurine dei campionati di calcio locali (es. www.calciatoripanini.it per la “mitica” collezione Calciatori) altri ancora invece alle attività di publishing sotto il marchio PANINI COMICS. I diversi siti sono disponibili complessivamente in 8 lingue: ci sono infatti varie aziende Panini nel mondo, come ad esempio la Panini France S.A. per la quale ho lavorato anche come marketing manager nel corso dei miei 14 anni nel gruppo. Ci sono poi una decina di siti dedicati all’e-commerce di prodotti esclusivi ed originali (www.mypanini.com) come possono essere la possibilità di farsi le proprie figurine: anche se ovviamente la maggior parte degli ordini ci arriva da gruppi sportivi e simili non sono mancate richieste slegate dal mondo dello sport; per dire la mamma che regala al proprio bimbo la figurina personalizzata, o così possono fare una coppia di fidanzati…Poi ci sono i siti web creati per iniziative speciali, pensiamo ad esempio a quelli delle figurine della scorsa World Cup: sito fatto in 7 lingue, con la possibilità di realizzare scambi a livello mondiale”.
Per quanto riguarda invece la DigitalSoccer Project?
“La divisione di Panini per le statistiche tecniche sul calcio, la DigitalSoccer Project, è stata rinominata lo scorso anno in Panini Digital. Si è continuato a mantenere il core business originario, fornendo pertanto dati statistici e complesse analisi degli stessi a società sportive e media in genere (riviste specializzate, televisioni, canali internet). Le partite del campionato analizzate in diretta tramite lo scouting, i report cartacei e video delle squadre. La Panini Digital ha creato anche un canale web per il direct consumer: si può infatti trovare la banca dati di tutte le figurine Panini, consultabile previa registrazione, con schede tecniche e tattiche e le statistiche di moltissimi campionati”.
Con chi collaborate a livello media?
“Panini Digital si occupa anche di collaborazioni con i media di ultima generazione, fornendo ad esempio le statistiche in tempo reale degli incontri del campionato agli utenti H3G. Collaboriamo inoltre con i canali televisivi Inter Channel, Roma Channel e Juventus Channel dando anche in questo caso dati e report statistici”.
febbraio 25, 2010
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Rigate, a pois, bicolori, fluorescenti, strettissime con il nodo complicato. Per il lavoro e per l’aperitivo. Per nascondersi e per essere notati. Esiste una cravatta per ciascun carattere. Lo sostengono Gianni Mura e sua moglie Piera da lui ribattezzata Petra, che nel 2000 hanno aperto un atelier in Via Torino 54, nel cuore pulsante della Milano della moda. Gianni Mura, però, non si limita a cercare stoffe e vendere queste lingue di seta che stringono il collo. L’estroso sardo trapiantato a Milano le disegna pure. Mentre la moglie sta dietro al bancone, lui, in laboratorio, da dieci anni, crea i modelli da mettere in vetrina. E due li ha pure brevettati: la cravatta porta credit card con fermacravatta interno e quella con il codino a vista. Cravatte d’essai, dicono i coniugi Mura. Mica pensate per i barboni, ma per un carattere versatile, una personalità forte e qualche soldino in tasca. Vera e propria passione, che ha spinto Gianni persino a scrivere un trattato sulla cravatta.
Signora Piera, un antidoto contro l’omologazione?
«A ciascuno il suo. Ma questi modelli sono acquistati anche da clienti che non immagineremmo mai. Ad esempio, i magistrati. Che di giorno sono impeccabili con il loro abito e la loro cravatta classica e la sera appendono il vestito da lavoro e si trasformano per andare a bere un aperitivo».
Con una cravatta più originale?
«Esatto. Ed è quella la loro vera personalità».
La cravatta permette quindi di far venir fuori il proprio alter ego?
«Assolutamente sì».
Quest’anno quali sono le tendenze da seguire?
«La cravatta stretta, amata dai giovani e anche da alcuni professionisti. Tra i giovani, le fantasie morbide, con i disegni che arrivano dall’Inghilterra e il rigato britannico».
Colori?
«Quest’anno si punta molto sul verde, che è la cravatta dell’uomo macho appassionato, come dice mio marito nel suo libro».
Per voi che cos’è la cravatta: un vezzo, un accessorio, un modo d’essere?
«È un complemento. Senza la cravatta l’uomo non è identificato. Non dico come maschio, ma proprio come carattere e stile. È un modo di essere. Per molti è anche un vezzo. È un mix di tante cose».
Che cos’ha in più un uomo con la cravatta?
«Regala a chi gli sta attorno un senso di pulizia, di fiducia, di responsabilità. Gianni scrive proprio che chi indossa la cravatta è già in partenza un uomo solare e vincente».
Eppure si dice che l’abito non fa il monaco.
«Oh no… lo fa, eccome! L’aspetto è il primo biglietto da visita».
Oggi la cravatta si porta come prima, più di prima o meno di prima?
«L’abito senza cravatta è stato sdoganato e in molti tendono a copiare la non cravatta. Però non è mai tramontata».
I giovani e questo accessorio: che matrimonio è?
«Un binomio eccellente. Nel nostro atelier, vengono molti bocconiani, i futuri professionisti. I giovanissimi scelgono la cravatta stretta e quella bicolore».
I loro colori preferiti?
«Rosso, grigio, qualcuno osa tinte più forti. Anche se un cliente una volta mi disse “Quando apro l’armadio di mio figlio mi sembra quello di un prete”. Infatti, acquistò solo modelli classici e toni tenui».
Quando si indossa la cravatta? Solo al lavoro e nelle occasioni ufficiali?
«Quando eravamo giovani noi, esisteva il vestito delle feste e quello dei giorni feriali. Oggi, si usa per andare in discoteca e quando si comincia a lavorare. “Inizio a farmi la scorta”, mi dicono molti ragazzi. E lo dicono con un certo entusiasmo».
Il modello che non passerà mai di moda?
«Tutti quelli più classici».
Ma quest’accessorio rischia di passare di moda?
«Penso di no. Chi usa la cravatta è disposto a spendere per avere un’alta qualità. Molti preferiscono investire più per una buona cravatta che per una buona camicia».
Perché?
«Una cravatta cambia l’abito. Anche su una camicia normale o banale».
Voi realizzate anche camicie su misura.
«Non abbiamo modelli fissi. Cambiano a seconda del committente. Il vero stilista arriva dalla strada. Sono i nostri clienti spesso che ci portano il disegno di come vorrebbero che fosse confezionata la loro camicia. In questo modo vengono fuori capi esclusivi».
Oltre agli universitari, la futura classe dirigente, chi sono i vostri clienti?
«Professionisti. Avvocati e soprattutto commercialisti. E tante mogli e fidanzate. Chi compra una cravatta per il suo uomo sa che è un regalo gradito».
Cravatta o papillon?
«Vendiamo entrambi, ma la cravatta batte il papillon venti a uno. Chi usa il farfallino è un professionista del nodo, perché è sicuramente più difficile. Il nodo semplice della cravatta si fa in un attimo e quello complicato è per i veri cultori».
La cosiddetta arte del nodo?
«Non solo. Anche l’arte di saper guardarsi allo specchio».
Suo marito la porta sempre?
«La indosserebbe anche sul costume da bagno!».
La preferita?
«La cravatta con il codino coloratissima, anche disegno su disegno. Gianni è molto estroso ed estroverso. Ama farsi notare: quando arriva in negozio, si riconosce anche da lontano».
Che cravatta indossava al vostro matrimonio?
«Una arancione shocking. Lo scorso giugno nostra figlia si è sposata. Celebrava Francesco Cossiga. A suo padre aveva chiesto una mise meno appariscente. La cravatta più cauta che Gianni ha trovato era a base bordeaux con codino rosa a pois».
Che cosa rende una cravatta una buona cravatta?
«I primi fili, che devono essere nobili e pregiati. Il broccato è l’ultima passione, più arabeggiante. Poi, vengono la seconda scelta e il cascame. Le rifiniture sono artigianali e, per la fascia più alta, eseguite interamente a mano. A fare la differenza è sicuramente la tenuta: deve durare nel tempo».
- Intervista realizzata dalla giornalista Laura Lana e pubblicata sul giornale on line Possibilia (http://www.possibilia.eu/ ).
L’intervista è stata pubblicata con altri articoli nell’ambito di uno speciale che Possibilia di Febbraio ha dedicato alla cravatta.
febbraio 22, 2010
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comunicati stampa | fashion, Piera Mura, trade |
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Elena Antognazza è Responsabile Marketing di PayPal ed è owner e moderatrice di Mlist, ampia e conosciuta mailing list di Internet Marketing. Elena ha una grande esperienza nel settore dell’on line marketing. Dopo la laurea in Economia all’Università Bocconi, ha infatti lavorato in centri media come Initiative Media e CIA Medianetwork e ha fatto parte dello staff di ricercatori di NASA Web Site, un importante censimento delle aziende on line di ACNielsen. Ha poi lavorato per UUNET Technologies ad Amsterdam, come EMEA Customer Communication Manager. Prima di approdare in PayPal, ha avuto anche un’esperienza imprenditoriale con Mojo Srl, agenzia di comunicazione on line.
Che cosa significa essere Responsabile Marketing in PayPal?
Significa far conoscere PayPal a chi compra on line e a chi ci sta pensando.
Ci occupiamo della comunicazione del servizio attraverso i canali utilizzati per comprare on line, di brand awareness attraverso PR ed eventi, della comunicazione on line per approfondire gli aspetti specifici del servizio. Lavoriamo molto con il gruppo Sales per raccontare ai venditori quali sono i vantaggi di inserire PayPal sul loro sito. Usando termini più concisi ci occupiamo di B2B, B2C e C2C.
Oltre all’impegno professionale in PayPal, gestisci Mlist. Cosa comporta la sua gestione?
Qualche notte insonne e un weekend al mese… Scherzi a parte, gestire Mlist significa leggere quasi ogni giorno una decina o più di messaggi, decidere quali possono essere inviati e inviarli attraverso un sistema di gestione e invio proprietario sviluppato appositamente. C’è anche una parte di relazione con gli iscritti che mi scrivono e con i quali intrattengo interessanti conversazioni on line (e qualche volta, magari in occasione di eventi, ho anche il piacere di incontrare).
Quanta importanza riveste l’aggiornamento nella tua posizione professionale?
L’aggiornamento è vitale. Nel mio caso avviene principalmente attraverso i post su Mlist, che sono un aggiornatissimo spaccato di quello che succede on line commentato dagli operatori del settore. Leggo anche newsletter cui sono abbonata e siti e blog quali Ted, The Wise Marketer e TechCrunch. Ultimo ma non meno importante la carta stampata: riviste come Revolution, anche se nate sul mercato inglese, offrono degli spunti molto interessanti di approfondimento. Purtroppo non sempre il tempo è sufficiente per fare tutto!
Il tuo ruolo in PayPal ma anche le tue esperienze passate hanno connotazioni fortemente internazionali. Quali sono le differenze che riscontri tra l’Italia e gli altri Paesi in cui hai lavorato?
Ci sono molte differenze! All’estero c’è meno la cultura dell’essere in ufficio per produrre. Il concetto di presenza è più flessibile, basato sulla fiducia nei dipendenti, lascia più tempo per sè e anche per gestire riunioni con persone in fusi orari diversi. Un’altra differenza riguarda l’orientamento a risultati e obiettivi: nelle aziende soprattutto anglosassoni si lavora su obiettivi trimestrali o semestrali ben definiti e misurabili, che permettono di essere focalizzati e non disperdere energie e budget su attività secondarie. Ultimo ma non meno importante è il concetto di feedback, molto forte a livello internazionale. Parlo sia di feedback ai membri del team da parte del manager, ma anche da parte del team che valuta e suggerisce miglioramenti al management a ogni livello. Trovo che questo sia molto civile e contribuisca al successo di molte delle aziende internazionali.
Per un manager al tuo livello quanto conta saper gestire in modo efficiente il tempo? Quali strategie utilizzi per organizzarti al meglio?
Conta moltissimo! Circa il 25% è occupato da viaggi, spesso intercontinentali. Quello che resta si divide fra coordinamento del team, riunioni con il management team italiano e call con i colleghi internazionali, previsioni, budget e analisi. E’ fondamentale ottimizzare ogni minuto della giornata. L’uso di Outlook per fissare meeting e conference call può aiutare molto a gestire il tempo. Un solo colpo d’occhio a fine giornata permette di vedere gli impegni del giorno dopo e di organizzarsi di conseguenza. Penso inoltre sia utile spegnere il Blackberry dopo una certa ora alla sera e controllare le mail solo arrivati in ufficio, in modo da non farsi prendere dall’ansia del “check mail”, e quando si viaggia sia utile concedersi tempo per pensare e trovare idee interessanti.
Quali sono i tuoi punti di forza e i tuoi margini di miglioramento?
So mantenere la calma nelle situazioni più complesse. Conosco bene l’inglese, cosa che mi aiuta ogni giorno a relazionarmi in modo rilassato e efficace con tutti. Credo di saper creare un buon rapporto con le persone. Sicuramente ho margini di miglioramento nell’attitudine al problem solving: data la mole di lavoro e i tempi stretti ho la tendenza a dare io soluzioni mentre un po’ di pazienza e di impegno lasciato agli altri per trovare le soluzioni farebbe bene a tutti, me in primis.
Quali sono stati gli imprevisti principali durante il tuo percorso professionale?
I due che ricordo come più importanti sono stati il cambiamento di rotta di una persona che mi aveva proposto di finanziare il lancio di un mio business e il fallimento di una società che aveva incubato la mia azienda. In entrambi i casi si è trattato di impatti importanti sia sulla mia vita privata che su quella lavorativa. Ho comunque imparato ad essere creativa e a rimboccarmi le maniche per trovare altre vie per fare quello che mi piace. In entrambi i casi questi imprevisti hanno portato risultati positivi insperati e di gran lunga migliori di quelli attesi.
Quali sono i tuoi obiettivi come persona e come professionista?
In entrambi i casi, essere una persona genuina e poter esprimere il mio carattere e la mia personalità.
La tecnologia è sempre più presente nella nostra vita. Quali sono i tools, le applicazioni on line, i device che usi maggiormente?
La lista è molto lunga, quindi non sarà esaustiva: uso Blackberry e laptop (con scheda di collegamento internet per i posti dove non c’è wifi). Outlook resta un ottimo strumento di organizzazione dell’agenda e del lavoro. In ufficio usiamo un tool di project management proprietario condiviso per tenere traccia di progetti complessi gestiti da molte persone in giro per il mondo. Uso i socialnetwork come Linkedin, Facebook e Friendfeed. Ultimamente ho scoperto Dropbox, un’applicazione utilissima che consente di vedere file e cartelle da ogni pc.
febbraio 22, 2010
Pubblicato da talentidellacomunicazione |
Uncategorized | Elena Antognazza, on line |
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riceviamo e volentieri pubblichiamo…
Ottagono Camiceria, azienda dinamica che si avvale della stretta collaborazione di un affermato ed efficiente
Laboratorio Artigianale specializzato nella produzione di camicie di alta qualità realizzate con tessuti pregiati, con e senza personalizzazioni e in diverse vestibilità, ha attivato on line il proprio sito di e-commerce
www.camiceriaottagono.it. In otto anni di attività svolta con significativo successo prevalentemente a livello locale,
Ottagono Camiceria si è sempre ispirata a tre principi fondamentali:
eleganza, qualità e convenienza, tre principi ora anche alla base della vendita on line, canale attivato dall’azienda per diffondere ulteriormente la propria offerta di prodotti particolari ed esclusivi. La gamma offerta on line consiste in
Camicie e Cravatte Uomo (Sartoriali Cotone, Sartoriali Seta, Sartoriali Lino, Industriali Cotone Firmate, Cravatte in Seta) e
Camicie Donna (Sartoriali Cotone, Sartoriali Seta, Sartoriali Lino). Oltre ai prodotti di pregio, l’azienda è in grado di fornire servizi qualificati alla propria clientela: sostituzioni di colli e polsi di camicie prodotte dall’azienda e da altri, interventi semplici o strutturali per modificarne le dimensioni, esecuzioni di iniziali ricamate a mano o a macchina e rottamazione di capi di abbigliamento ceduti in permuta con incentivi fino a 10 euro per capo. Inoltre, in questa fase di lancio del proprio sito di e-commerce,
Ottagono Camiceria riserva una particolare offerta speciale valida fino al 7 Marzo 2010: per ogni acquisto minimo di una camicia sartoriale, i clienti riceveranno in omaggio una cravatta di seta.
Contatto:
febbraio 9, 2010
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